Tempo equipollente ad ente relativo. Funzione della velocità
e dello spazio, ma anche substrato di ricordi. Dimensione ora ristretta e
cancellata, ora allargata all’inverosimile, dilatata, espansa. Reminiscenza che
si propaga in ridondanza ciclica.
Turbine che si blocca, voci del frastuono all’improvviso
afone, movimenti felpati nella fulminea accelerazione di un moto convulso e
privo di direzioni, respiro agitatamente calmo, battiti normalmente cadenzati
nel petto e nell’anima. Strette pareti che si dileguano mattone dopo mattone,
pietra dopo pietra; buio che si disperde in luce, fari al tungsteno che si
cancellano nel bianco sfocato, corpi di persone agitati e spasmodici d’un
tratto assenti ed eterei. Stretta volontariamente accidentale, tocco delicatamente
deciso, unione ratta ed eterna, vincolo caduco ed inesauribile.Sguardi che si incrociano per un infinito
battito di ciglia. Sensazione di velluto, soffice calore, delicata morbidezza,
ovattata fluidità. Profumo di purezza.
Tangente di due millenarie orbite sghembe ed ellittiche,
confluenza contingente ed inarrivabile di due cosmi, anomalia dello spazio e
del tempo, complessa armonia di più caos per un istante stabili e soggetti alle
leggi dell’universo.
L’eternità repentina e transitoria stilata nel ciclo di un
paio di respiri
Poi di nuovo la linearità del tempo e il normale e regolare
corso delle cose.
Posted: 09:51 PM, Saturday 14 January 2012 in riflessioni
Si, lo so, ho ripreso a latitare.
Forse un perché vero e proprio non c’è in quanto sono stato si occupato a fare
parecchie cose, tra l’altro mi sono andato ad impelagare in una mezza impresa
con il mio paese attraverso un’associazione che da tanto tempo mi corteggiava,
ma la verità è che ho la mente in letargo. La volontà di raccogliere qualche
pensiero del momento magari mi viene durante la giornata, però poi non si
traduce nella fermezza a metterlo per iscritto. Potrei sparlottare delle mie
vicende quotidiane dalle quali traggo ispirazioni per le riflessioni che mi
caratterizzano, ma se alla fine della giornata riesco a ritagliarmi un po’ di
tempo allora preferisco guardare un buon film.
Come potrei riassumere questo
periodo?
Vediamo: ho passato delle normali
festività, ho fatto belle foto, ho lavoricchiato nella norma (tra l’altro tutti
battesimi o cose a che fare con i marmocchietti), ci sono stati giorni nei
quali ho dormito come un porcellino e altri in cui sono andato avanti a
caffeina; me ne sono andato in giro per la mia bella Sicilia e sto riflettendo
sui valori della vita (si, i cicciobelli umani credo abbiano avuto la loro
influenza). Ho pure “giocato” ad usare i meccanismi del “corteggiamento”, ma
solo una toccata e fuga in quanto ho capito che al momento davvero non mi
interessa stare con qualcuna. Oh, non si pensi male, ho solo attaccato bottone
con una guida turistica (si, quel giorno avevo in circolo un caffè intero visto
che ho saltato una dormita), ci siamo stati simpatici e alla fine mi sono fatto
dare il numero. Poi le ho pure mandato un messaggio cui ha risposto con piacere,
ora però non mi va di proseguire oltre con “il gioco”. No, non perché non ne
valga la candela, ma proprio perché non mi va. Non sono più pronto per un “noi”.
Ogni tanto mi capita di pensare a quando avevo una fidanzata e sinceramente mi vedo troppo
estraneo, non mi riconosco. Non so più se riuscirei a condividere il mio letto
con un’altra persona, l’idea di un bacio ora come ora mi schifa. Si, potrà
capitare che prenda qualche altra cottarella, non lo nego, ma a sentire il
bisogno generico di una persona che mi completi proprio non mi raccapezzo.
Domanda lecita: se la lesbicotta non fosse stata tale? Boh, lei mi è piaciuta,
lo ammetto, ma probabilmente è stata una risposta fisica ad un bisogno fisiologico
e non sociale o psicologico, già nella mia coscienza è sepolta sotto cumuli di
terra. Sono terribile a volte, faccio impressione addirittura. Con estrema
freddezza taglio dal mio animo come fossero rami da potare e bruciare tutte
quelle persone che non hanno più nulla a che fare con il mio essere presente.
Intanto il corso è ripreso con la
parte suppletiva (e non obbligatoria) ma non ci vado nemmeno a fucilate, sono
stato categorico. Ciò che si era venuto a creare era troppo stenuante: ad
azioni meschine si sommavano botte di codardia e vigliaccheria anche e
soprattutto tra persone che si consideravano amiche. Bah, io ho combattuto
entro i miei ranghi senza andare oltre ma da quegli intrighi tra serpi mi
chiamo fuori e me ne esco pure in pace con tutti. Che si fottano beatamente tra
di loro!
Progetti per il 2012? Uno più
strampalato degli altri, ma non mancano, sebbene sappia che parecchi non li
prenderò nemmeno in considerazione. Le mie care vecchie buone intenzioni. Non
lo so se continuerò questo blog, sto pensando vivamente di chiudere, vediamo
cosa succede entro la fine del mese. Se lo procrastinerò magari lo farò
evolvere ad una raccolta di personali riflessioni brevi. Intanto metto qua una
foto e con essa faccio i miei migliori auguri di un perfetto 2012 a tutti. Con
buona pace pure dei Maya.
Posted: 10:25 PM, Tuesday 10 January 2012 in riflessioni
C’è qualcosa di così intimamente inafferrabile nel mistero
della vita chepiùlo si cerca di cogliere e più si rimane
impassibili di fronte all’incomprensibile, all’impenetrabile, al sublime.
Il più delle volte siamo convinti di poter dare una risposta
ad ogni nostro stato d’animo in quanto è quasi sempre possibile intessere una
rete sillogistica le cui maglie sono cucite da rapporti di causa ed effetto. La
fredda consapevolezza di tutto questo porterebbe a cancellare ogni umana
aspettativa in quanto, visto che tutto è già scritto nei nostri geni ed è
soggetto a seppur numerose variabili ambientali ed esterne, l’uomo si ritrova
ad essere un burattino nelle mani della glaciale selezione naturale. I nostri
sogni e speranze altro non sono che necessità indotte dalla lotta per la
sopravvivenza e per la continuazione della (propria) specie. Il mio
razionalismo mi vede ancorato a queste posizioni ed è per questo che mi
definisco un pessimista. Anzi no, perché il “pessimismo” ha una concezione
negativa mentre quello che intendo io, di impronta epicurea e lucreziana, è una
esortazione a non seguire chimere impossibili e vivere per ciò che si ha.“Hic et Nunc”, o in maniera più moderna “Just Here, Just Now”.
Non ho sogni prefabbricati (amore, ricchezza, successo,
donne) a lungo e medio termine, non mi sono mai nemmeno molto applicato per
essi. Eppure sotto la scorza del mio razionalismo sogno magari un qualcosa che
travalica il possibile e va oltre la barriera dello spazio e del tempo. Il
futuro mi impaurisce, non lo nego, forse per questo ho sempre avuto l’ansia di
conservare il più possibile questo tempo che mi è dato. Io non so se ho molto o
se in confronto a tutto il mondo in realtà non ho niente, tuttavia non invidio
gli altri e il mio sogno più grande sarebbe quello di conservare eternamente
ciò che il caso mi ha assegnato.
Potrei piangermi addosso per tutti i fallimenti della vita,
cantarmela contro il fato nefasto, contro il destino crudele e la fortuna
avversa, eppure intimamente sono grato ai miei per avermi messo al mondo perché
soltanto vivendo posso assaporare le piccole gioie quotidiane. Magari ogni
tanto mi sento affaticato per il vivere, non ne faccio mistero: la vita
necessità molto impegno e forza d’animo e da buon pigro non mi dispiacerebbe
essere in disparte, anzi non esserci affatto. Che senso ha lottare, combattere
e giungere allo stremo con il solo scopo di perpetuare la vita stessa? Guerra
che ha il solo obiettivo di tenere in piedi se stessa e niente altro. No, no,
per carità, chi si ritira di sua volontà è solo un vigliacco ed un codardo,
ormai che ci sono resto. Siamo tutti condannati alla pena di vita e da questo
stato non si deve evadere.
Se dovessi guardare al mio passato non trovo grossi
pentimenti, credo che rifarei tutto quello che ho fatto se potessi tornare
indietro, anche quelle cose che mi hanno dato tremendi pugni allo stomaco
perché esse mi hanno aiutato a crescere e ad essere ciò che sono.
Probabilmente non sono omologato alla massa, forse sono
guardato con sospetto per le mie scelte o il mio modo d’essere ma c’è una certa
pace ad essere in accordo con se stessi e con tutto l’universo che davvero non
so descrivere. A volte l’illuminazione arriva con niente: stasera ho provato un
profondo senso di gratitudine alla vita semplicemente guardando una stella
incredibilmente grande e luminosa. Uscivo da un battesimo quando il mio sguardo
è stato attirato da un qualcosa di immensamente brillante nel cielo. Era Giove,
lo conosco ormai bene, un semplice corpo celeste come altri miliardi e miliardi
sparsi per il cosmo infinito. D’un tratto però quella favoletta per bambini,
quella dei re magi, del bambinello, del bue e dell’asinello mi è sembrata vera.
Sono tornato io stesso piccolo, mi sono visto meravigliato e contento quando
con mia madre preparavo il presepe ed ero incantato dalle lucette e dalle
statuette dei pastori e delle pecorelle, dall’odore di muschio di bosco e dal
finto ruscelletto in carta stagnola. Ho provato quel piacere antico, quella
gioia innocente fatta forse di niente. Era un incanto per un qualcosa di
ignoto, un’attesa del nulla, bella di se. Era un immaginario viaggio senza una
meta. Aspettavo il domani e forse non lo sapevo. Ora che quel domani è giunto,
ora che quell’incanto anno dopo anno è stato perso, ora che la vita si è
svelata per quello che è, ora che alcune care persone non ci sono più mi
ritrovo lo stesso a seguire una stella e sogno di poter stringere a me quel
piccolo presente che mi è dato in dono.
E quando questo mi sarà tolto, quando purtroppo mi scapperà
dalle mani scivolandomi via come acqua, piangerò solo per la mancanza di esso e
non per l’amaro rimpianto di non averlo saputo cogliere o il rimorso di averlo
gettato via.
A volte i più grandi tesori sono tra e dentro di noi ma in
quell’eterna cupidigia dettata dalla triste condizione umana non ce ne rendiamo
conto.
Chissà cosa succederebbe se in questo lungo letargo ognuno
di noi cercasse di seguire la vera luce interiore anziché andare dietro a babbi
natale, panettoni, inutili regali, falsi sorrisi e ipocriti scambi di auguri…
Purtroppo l’uomo ha perso l’innocenza e l’incanto di seguire
una stella e il più delle volte nemmeno non sa nemmeno di poterla avere dentro
di se.
Bene, è passato un altro giorno di Santa Lucia e non è
successo niente di grave. Non credo a cabale e minchiate del genere ma
purtroppo per la mia famiglia tale data è quasi sempre stata nefasta, ce ne
sono successe di tutti i colori.
Certo, oggi è capitato che son dovuto andare a Messina al
centro neurolesi con mia madre, l’autostrada A20 è interrotta in due punti,
pioveva a dirotto, ci sono stati vari ingorghi parecchio lunghi nonché un
incidente dovuto ad un tir lungo la statale per la quale siamo stati dirottati
e siamo stati “fortunati” a percorrere poco più di 110 Km in tre ore, ma
diciamo che è stata normale amministrazione.
13 Dicembre dicevamo.Un po’ la concentrazione di eventi nefasti nel mio nucleo famigliare è
dovuta al puro e semplice caso caotico, per altri versi è un qualcosa di
fisiologico visto che il seme della depressione serpeggiava in famiglia già da
decenni prima che io nascessi e si è insediato fino all’ultima generazione (e
non sto parlando di me, anzi mi ritengo il più sano!!!). Oggi è stato il giorno
in cui ha fatto buio prima (anche se la durata del dì continuerà ad accorciarsi
fino al solstizio invernale che in quest’anno cadrà il 22 del presente mese),
quindi l’animo umano, da sempre in balia anche delle condizioni climatiche e
della quantità di esposizione alla luce solare (il processo è dilungante e non
mi va di fare il sapientone), ne risente in maniera particolare (vedansi i
fatti della cronaca odierna). Non a caso Santa Lucia è il chiaro simbolo della
luce che si comincia ad irradiare a partire da questo giorno, il traguardo
delle tenebre da dover superare.
Ora che ci penso, nell’est Italia ed in particolar modo nel
veneto vi è un sentito culto, tant’è che la santa porterebbe i regali ai bimbi
buoni. Massì, mando un sms di saluto alla vecchia giuggia.
Fatto.
Scritta dunque questa bella premessa dovrei passare ad
annotare i miei stati d’animo e tutto questo panegirico dovrebbe essere la
degna introduzione ad un mio presunto abbattimento del morale. Invece no. Come
dice una canzone di Caparezza (Io della vita non ho capito un cazzo), “dovrei
piangere ed invece…”
Invece riesco ad accontentarmi di quel poco che ho. Mi trovo
a 31 anni, senza un lavoro stabile (mi arrangio con le foto a compleanni,
battesimi, feste e collaborazioni con il fotografo del corso quando costui ha
dei matrimoni, occorrenza questa che purtroppo non si verifica in inverno),
senza un futuro certo, senza una persona con la quale potrei condividere la mia
esistenza e progettare la mia vecchiaia; in famiglia ad intermittenza regolare
si presentano problemi di varia natura (per fortuna non ancora gravi), ho un
modo di intendere la vita completamente fuori dall’ottica delle persone
“normali”; ho ricevuto parecchie batoste durante l’esistenza, i capelli cominciano
a diradarsi sempre più; stando inoltre alle notizie sull’aspettative di vita in
Italia diramate oggi io sono già arrivato al 40,5% del mio arco vitale, eppure…
Eppure mi alzo la mattina e mi accorgo che in fondo nel mio
microcosmo tutto è come l’ho lasciato la sera prima ed il sapere che ho un
altro intero giorno per pensare, per agire, per muovermi, per conoscere, per
meravigliarmi ed emozionarmi mi da nel profondo un senso di pace che non saprei
descrivere, anche se magari so che dovrò passare tutto il tempo a bestemmiare
davanti al pc, anche se mi alzo con l’astio tipico di una suora isterica e ce
l’ho con l’universo creato perché non vorrei rompicoglioni attorno e mi trovo
invece ad avere a che fare con scassacazzi di ogni risma.
Eppure vorrei intonare il cantico delle creature in tutta la
sua maestosa letteraria bellezza quando d’inverno mi riscaldo, sdraiato per
terra o seduto su un sedile di pietra, ai raggi del sole di una infrequente
giornata di bel tempo. Mi emoziono ad ammirare il cielo azzurro di alcune
mattine invernali e il vapore della brina che si scioglie nell’aria ed
accarezza i muri bagnati di case sonnacchiose, ovattate e odorose di latte,
zucchero e stratificata fuliggine di antichi camini. Mi commuovo ad ogni
tramonto quando il sole sembra salutare gli immani destini umani e sulle
persone cala un atavico oblio. Mi delizio quando, facendomi il bagno, mi
immergo nella vasca piena di acqua calda e ascolto lo scoppiettio della piccole
bolle di schiuma. Adoro stare in dormiveglia nascosto al caldo buono del
piumone e farmi cullare dalla dolce nenia della pioggia che batte nei vetri. Mi
riempie il cuore avvertire la gioia interiore che i miei famigliari hanno nel
sentirmi vicino a loro nelle difficoltà come anche nella serenità. Non ci sono
ori e tesori che possano eguagliare quella sensazione che si prova quando si percepisce
di aver ridato il sorriso alle persone che si ama.
Respiro di gusto quando passeggio per vecchi sentieri che
ormai intendono i miei passi: pure le zolle di terra conoscono il mio odore
come io recepisco il loro. E quando per queste strade il vento dondola gli
alberi pronti al letargo e una pioggia di foglie cade lentamente su di me,
allargo le braccia, chiudo gli occhi e ascolto l’eco del tempo avvicinandomi
alle diverse sfumature dell’infinito cosmico.
Mi incanta la spuma del mare d’inverno che frange sui
ciottoli e sulla sabbia mentre me ne sto seduto in raccoglimento sulla spiaggia
deserta. Amo la volta stellata nelle notti d’estate fatta d’infiniti mondi
distanti e di numeri che convergono verso l’archè di ogni pensiero.
Venero il silenzio placido, rincuorante e tranquillizzante
di casa mia ritmato dal ticchettio cadenzato dell’orologio in cucina e da una
gora invernale che passa accanto ad una finestra. Mi perdo negli echi che
salgono dai paeselli nelle miti notti d’estate. Gioisco quando ammiro qualche
bella foto fatta da me.
Ecco, dovrei deprimermi eppure non faccio altro che perdermi
nella profondità della vita e delle sue più nascoste, intime e reali bellezze.
Tutto il resto è secondario.
Posted: 07:36 PM, Wednesday 14 December 2011 in riflessioni
Ci sono opere della letteratura mondiale , frutto dell’intelletto
e dell’umana esperienza (figlia a sua volta della stoltezza o della saggezza
dell’uomo), che grazie al loro respiro amplissimo e profondissimo riescono ad
aprire la mente e a portarla in paradisi emozionali che spaziano attraverso
tutti gli stadi cognitivi e sensitivi. Bastano poche e semplici sillabe intrecciate
in parole che il logos (il verbum latino) si trasforma in pensieri e sogni.
Versi e frasi sono quindi chiavi mentali per mondi dove il nostro io può
rifugiarsi. Parole che sanno confortare, incitare, esortare, addolcire,
sollevare, alleviare, incoraggiare.
L’Ariosto nel suo incipit all’Orlando Furioso riesce a
condensare quelle che sono non solo le tematiche del suo racconto, ma le
simbologie e le metafore della vita dell’essere umano che tende all’amore e a
tutto ciò che ad esso fa da corollario, compresa la guerra fatta di vigliaccate
ma anche di gesta eroiche. Tratta l’uomo nel suo eterno conflitto tra l’aulico
sentimento dell’amore e la bestiale passione materiale. L’uomo nel suo eterno
fluire verso la storia mediante azioni sempre diverse da individuo ad individuo
e di era in era ma in fondo sempre uguali a se stesse. Il di noi destino, per
quanto ci inerpichiamo nel libero arbitrio, è scritto nelle nostre tendenze
alla vita che a loro volta sono prestampate nel corredo genetico che si
tramanda di generazione in generazione. Saremo sempre guidati dalle passioni,
dagli istinti, dall’ordine naturale delle cose per il quale il più forte, per
la legge di conservazione della specie, prevarrà sul più debole. C’è chi vince
e c’è chi perde, è inevitabile. Però c’è chi sa perdere con grande classe e
dignità perché nonostante la vita sia sempre pronta a mollare scapaccioni e
ceffoni durissimi egli si rialza ogni volta dal fango e sa camminare avanti malgrado
le avversità.
La storia siamo noi, quindi. Le nostre azioni a volte
sfidano il destino e si accaniscono contro l’ineluttabile. Tale battaglia
contro l’irredimibile ha un senso? Si, se serve a sfidare e controbattere i
mostri che ci portiamo dentro perché è facile autocompiacersi e piangersi
addosso senza aver avuto il coraggio di guardare dritto negli occhi il proprio nemico
interiore. Conviene lasciare tutto al caso perché tanto non si ottiene nulla
per poi un giorno cuocersi tra rimpianti o rimorsi?
No, bello mio, tu i problemi li affronti. Non avere paura se
per una volta ti senti essere umano e quindi debole, non sei Zaratustra. Un
giorno si, potrai esserlo quando (e se) avrai la fortuna di lasciare scendere
sulle tue gote una lanuta barba bianca e soltanto qualche canuto capello farà
da contorno ad un’onorata pelata rosea. Non puoi predicare coraggio e poi non
affrontare i tuoi demoni. Non capisci perché tu e proprio tu stia pensando ad
una persona. Sai per certissimo che tutto è impossibile e quell’altro tuo io,
quello altezzoso, freddo, calcolatore, disincantato, ancorato al reale,
disamorato ai sogni, non vuole assolutamente che sia il contrario ma tuttavia
nella mente cominciano a fare la loro apparizione i chissà, gli eppure e i
magari, germi di ogni rimpianto e rimorso. I se e i ma non fanno la storia, noi
si.
L’io razionale vuole pulirsi la coscienza e dire “avevo
ragione, questa è solo l’ennesima dimostrazione”; l’io istintivo vuole impulsivamente
perdersi. Il primo teme ma razionalmente non crede: sa. Il secondo non pensa ma
spera: trasogna.
In questa lotta interiore stenuante ho deciso di fare la
cosa più balzana e strampalata. Stavolta non ci sono stati impegni che
tenessero. L’ho incontrata.
No, niente di patetico, si intende, è bastato un motivo
guida (non una scusa, un qualcosa si importante ma nel mio profondo prettamente
secondario). Un bellissimo preserale in sua compagnia a parlare di quella cagione
ma anche del più e del meno, di sogni e di futuro (non comune, s’intende).
Altrettanto bellissima lei, dea e dannata in quel qualcosa di sfuggente;
profondo ma etereo.Avversa ma
indulgente, barricata ma apprensiva. E poi di nuovo quel tuono fragoroso, quel
lampo invisibile ai più ma accecante per chi sa. Antica sofferenza che mi
stringe il cuore, ma non la mia. Dolce congedo, quasi un tenero commiato.
Questa volta il mio. Mi allontanavo sorridendo per un profondo (immotivato?)
senso di liberazione. Vedevo la piccola strada come un enorme stadio di calcio
gremito per la finale di coppa del mondo. Sentivo di aver perso la partita
esteriore, ma non quella interiore. Immaginavo un pubblico osannante con tutte
le persone in piedi a rendermi onore e ad applaudirmi attonito per le mie giocate.
Ero spacciato in partenza eppure ho deciso ugualmente di scendere in campo.
Nessuna speranza e malgrado ciò sono andato incontro alle corazzate. Io la mia
partita contro me stesso l’ho vinta; uscendo da quella strada mi sono sentito
uomo e non vigliacco. Ho voluto guardare in faccia il destino e non importa se
la vita non mi dovesse chiamare più in un terreno di gioco, ora so di aver
fatto la cosa giusta. Se non hai il coraggio di sfidare i mulini a vento sei
morto in partenza. Se non sei matto sarai solo un prodotto della massa. Se sei
un ignavo stazionerai per sempre nella mediocrità.
Alla fine qual è la cosa più importante, il non scottarsi
avendo però il dubbio degli effetti di una scesa in campo o l’essersi scottato
avendo tuttavia la gioia di aver partecipato al più strano e più esclusivo
torneo della vita? I “se” e i “ma” oppure i “vaffanculo, finché è durato mi son
divertito”?
E dire che stasera volevo scrivere sulla tristezza delle
prime luci di natale contrapposte alle vere piccole grandi felicità interiori.
Posted: 05:05 AM, Tuesday 6 December 2011 in riflessioni